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ALGERIA
Trek tour : "Hoggar
e Tassili"
Tipologia tour :
spedizione in
fuoristrada nel Sahara Algerino e trekking nell’altipiano del Tassili
Durata : 15 giorni / 14 notti
Partenze individuali
: non effettuate.
Partenze di gruppo
: minimo 10 perrsone.
Periodo consigliato : primavera, autunno ed inverno per il clima
più mite.
Codice : ALTC1505
"O uomo, che importa che tu abbia caldo o freddo? È la legge del deserto
aver caldo di giorno e freddo di notte. Ma non hai che da volgere la tua
fronte al cielo per ricevere il sole e poi le stelle. E sarai contento".
Mussa Ag Amastane - poeta Tuareg
Le emozioni che si provano nel deserto vanno ben oltre alle sensazioni
meteorologiche del caldo e del freddo. Sono sensazioni di calma, di
tranquillità e di pace in netta contrapposizione coi ritmi frenetici cui
siamo abituati, con i quali conviviamo in questa nostra società “civile”. La
totale immersione in una natura incontaminata, la bellezza dei paesaggi
intorno a noi, i colori delle dune che variano dall’ocra al rosso con
riflessi che, al tramonto ed all’alba, assumono toni ed ombreggiature che
solo un pittore può esprimere sulle sue tele ed il cielo di un azzurro
intenso durante il giorno e traboccante di stelle nelle notti regalano al
visitatore, che sappia affrontare i piccoli disagi che inevitabilmente
s’incontrano, un senso di dolcezza e di serenità che fanno apprezzare
maggiormente la bellezza del nostro “vecchio” mondo.
1° giorno
: Roma – -
Algeri - -
Tamanrasset
Partenza con volo di linea Air Algerie AH 2025 FCO ALG 1440 1520.
Proseguimento con AH6290 ALG TMR 23.00 01.15. Arrivo, trasferimento all’hotel
Tahat. Pernottamento.
2° giorno
: Tamanrasset - Atakor
Dopo colazione, partenza per le cime vulcaniche dell’Atakor. Deviazione a 15
km da Tam verso la Guelta di Imlaoulaouen. Camminando si costeggia l’Akar
Akar una montagna di rocce rosse, detta castello di Antinea, dove dovrebbe
ancora vivere il muflone. Qui si possono vedere alcune rocce granitiche con
graffiti raffiguranti figure umane e animali. Si prosegue quindi per la
guelta di Afilale, nella cui zona si trova la stazione preistorica di
Tiltekine, ritenuto il sito rupestre più importante dell’Atakor.
Sistemazione al campo. Pensione completa.
3° giorno : Atakor - Assekrem
Il viaggio prosegue in un paesaggio lunare. Dopo un continuo saliscendi, la
pista comincia ad inerpicarsi per giungere al rifugio situato a 2600 metri
di quota. Bellissima la visione delle cime che circondano il lato sud del
rifugio un vero anfiteatro di guglie e vette che ricorda lontanamente le
Dolomiti. In circa 20 minuti di camminata, si raggiunge l’Eremo Charles
Foucauld*, a 2780 metri, collocato poco sopra al rifugio. Attesa del
crepuscolo per immortalare le guglie che si tingono di rosso per i raggi del
sole al tramonto. Rientro al rifugio. Cena e pernottamento.
4° giorno
: Assekrem – Tafedest – Saline Amador - Talouhat
Prima dell’alba, possibilità di risalita all’eremo per assistere al sorgere
del sole. Dopo colazione discesa verso il villaggio di Hirafok (villaggio
Tuareg). I Tuareg dell’Hoggar commercializzavano il sale trasportandolo in
pani, lungo le vie carovaniere, fino ai mercati del Sudan dove i preziosi
pani di sale venivano scambiati con altre merci di prima necessità. Il sale
era fonte di scambi anche con i nomadi dell’Air e del sahel nigerino. Da qui
si prende la pista verso la quasi inesplorata catena del Tafedest, dove si
trovano incisioni del neolitico. Davanti a noi la famosa montagna del Garet
el Djenoun. Da qui si raggiungeranno le saline dell’Amador, dove il sale
affiora dal fondo di un lago prosciugato. Quest’ultime,attualmente
abbandonate, costituivano la più grande riserva di salgemma per la
popolazione locale. Pernottamento in tenda presso l’oued talouhat. Pensione
completa.
5° giorno : Talouhat – Erg Tihodaine
Il viagigo continua con l’ingresso nell’Erg Tihodaine. L’Erg di Tihodaine
(Erg, termine arabo per definire una regione di dune) con il suo sistema di
dune che si insinuano tra le nere rocce in un ambiente di sconosciuta
bellezza sarà esplorato durante la giornata. Sistemazione in tenda, pensione
completa.
6° giorno
: Erg de Tihodaine - Ifedeniouene
Partenza per il plateau d’Ifedeniouene. Scoperta delle pitture rupestri
all’interno delle grotte. Sistemazione in tenda, pensione completa.
7° giorno : Ifedeniouene - Ihrir
Partenza per Ihrir, salendo la pista ben tracciata che conduce al pietroso
altopiano di Fadnoun. La pista, parecchio tortuosa, ci ributta verso la
valle di Ihrir. Arrivo in questo piccolo villaggio tuareg dalle
caratteristiche capanne, incastonato in un impressionante canyon i cui
sedimenti risalgono a più di 400 milioni di anni. Ricco di bacini dove
vivono pesci ed animali d'acqua dolce e dove si respira un'atmosfera
particolare, la stessa del Tassili di migliaia di anni fa. Sistemazione al
campement Zeribat (case rotonde in pietra). Pensione completa.
8° giorno
: Ihrir - Dider
Giornata dedicata alla scoperta delle numerose Guelta della zona per poi
uscire dalla valle di Iherir per riprendere la pista che ci guida nella
regione di Dider, ampio spazio di pascolo, rifugio per i nomadi di questa
tormentata regione di montagna. In mezzo alla piana appare Tin Terhert, "la
roccia scolpita", un grande masso di arenaria a forma di cupola ricoperto da
incisioni. Questi graffiti sono considerati tra i più belli di tutto il
Sahara. Giraffe, struzzi, antilopi e figure umane nonché una raffinatissima
e delicata piccola incisione - 50 cm di altezza – rappresentante un antilope
accanto alla famosa mucca ricciuta di circa 5 mt. Sistemazione in tenda,
pensione completa.
9° giorno
: Dider – Erg D’Admer - Djanet
Partenza per l’Erg D’Admer: grandi dune di sabbia fine che assumono colore
differenti a secondo dell’ora della giornata, che si accavallano e si
muovono sotto la spinta del vento, sollevando una polvere impalpabile,
capace tuttavia, di creare altre dune, di portare avanti l’opera del
deserto. Attraverso corridoi naturali fra una duna e l’altra, percorrendo un
mondo del tutto surreale si raggiunge Tigharghart. Qui un misterioso artista
neolitico ha realizzato il suo capolavoro. Il disegno lascia vedere una
vacca, « la vacca che piange », un bassorilievo di grande effetto.
Proseguimento verso la vicina Djanet. Sistemazione all’hotel Ténéré.
Pensione completa.
10° giorno : Djanet – Tamrit (Inizio trekking sul Tassili*)
Partenza in 4x4 fino ad Agba Tafelelet dove si lasciano le auto. Inizio del
trekking con supporto di muli da carico. Salita verso Tamrit, luogo mitico
dei viaggiatori Sahariani. Inizialmente pianeggiante il sentiero diventa
gradatamente più scosceso e, con circa 1 ora di marcia in salita, si
raggiunge Tafetest, un grande altopiano circondato da pareti verticali.
Attraversato il pianoro ci si inoltra in un canyon, con salita prima dolce e
poi molto ripida arrivando sull’altopiano del Tassili, a circa 1700 metri.
Dinanzi a noi si apre un tavoliere pietroso che si perde all’orizzonte e
sembra essere senza fine. Ci si incammina in questo paesaggio lunare che
gradualmente cambia aspetto. Dopo un’ora di cammino totalmente pianeggiante
si in un vero labirinto: si tratta di una zona di canyon non molto profondi
ma da cui, non conoscendoli, sarebbe difficoltoso uscirne. Ci sono graffiti
sulle rocce, figure umane tracciate con segni eleganti, animali stilizzati.
In quattro ore si raggiunge a quasi 2.000 mt d’altitudine, Tamrit: il
paesaggio roccioso e spigoloso del Tassili appare in tutta la sua
magnificenza ed alla fine di un canyon spuntano i cipressi preistorici,
vecchi di almeno 4.000, ormai alla fine della loro esistenza. Sistemazione
in tenda, pensione completa.
11° giorno : Tamrit - Sefar
Si riparte al mattino per Sefar. A Tin-Itinen, sulle pareti rocciose, ecco
apparire i carri, quelli che la leggenda lega ai Garamanti*. Con 4 ore di
tranquillo cammino si raggiunge Sefar. La zona di Sefar, caratterizzata da
formazioni rocciose che sorgono da bellissime dune, è ricchissima di pitture
e si divide in Sefar Blanc e Sefar Noir. Sistemazione in tenda, pensione
completa.
12° giorno : Sefar - Tin Tazarift - In Touhami
Si parte alle 8 per visitare le pitture che si trovano nel vicino sito di
Tin Tazarift. La località, oltre che per i bellissimi disegni rupestri,
merita una visita per la spettacolarità del paesaggio, come d’altronde la
maggior parte del Tassili. Un labirinto di altissime guglie erose dagli
agenti atmosferici ed adagiate a ridosso di piccole dune sabbiose create dal
vento. Lasciata la bellissima zona di Sefar, ricca di guglie, si attraversa,
dirigendosi verso ovest, un immenso altopiano pietroso di cui non si vede la
fine. La direzione del nostro cammino, avvicinandosi alla zona del campo, si
rivolge a sud ed il paesaggio cambia nuovamente. Si incontrano altre guglie
ed altri pinnacoli. Durante il cammino si visitano altri siti con disegni
rupestri. Sistemazione in tenda, pensione completa.
13° giorno : In Touhami – Tamrit - Agba
Da In Touhami si ripercorre l’altopiano verso Tamrit. Si inizia la discesa
seguendo un sentiero diverso da quello percorso durante la salita per
arrivare ad Agba. Sistemazione in tenda, pensione completa.
14° giorno : Agba - Djanet
Si parte alle 8 per scendere a Tafilatet. Appuntamento con i fuoristrada per
il ritorno a Djanet. L’oasi di Djanet, situata al sud dell’Algeria al
confine con la Libia, è da decine di anni chiamata la “perla del deserto”.
Dista centinaia di chilometri da qualsiasi altro centro abitato ed è a circa
1000 metri di altitudine. Quasi tutte le costruzioni sono abbarbicate
sull’erta di una scarpata, sui contrafforti del Tassili. La pianura
sottostante viene utilizzate per le preziose coltivazioni. Le sue origini si
perdono nella notte dei tempi, la storia certa risale alla fine dell’800. La
sua posizione strategica, proprio all’imbocco della catena del Tassili, ne
fece una preda ambita dai Francesi che la occuparono. Nella parte alta
dell’abitato è ancora visibile Fort Chalet, che prende il nome da un
comandante Francese e ospitava i soldati della Legione Straniera. Visita
dell’oasi, cena e day use all’hotel Tenere.
15° giorno : Djanet –
- Algeri -
- Roma
In nottata trasferimento in aeroporto per il volo Djanet - Algeri.
Coincidenza con il volo per Roma.
| Quota di partecipazione: |
- euro |
|
| Su richiesta |
minimo 10 partecipanti |
|
La quota
include:
Volo di linea Air Algerie in partenza da Roma in classe economica (V/Y), tasse
aeroportuali escluse
Voli interni Algeri -
Tamanrasset e Djanet – Algeri
20 kg di franchigia bagaglio
Tutti i trasferimenti
Tour con veicoli 4x4
Autisti professionisti
Guida locale parlante francese
Accompagnatore dall’Italia
Pensione completa tranne ad Algeri dove è previsto il pernottamento e la prima
colazione
Tasse d’ingresso ai parchi
Sistemazioni come da programma
10 muli per il trekking (5 per i bagagli e 5 per il trasporto della cucina e
dell’acqua)
La quota
non include:
Tasse aeroportuali voli
internazionali (circa 75 euro, quota da riconfermare)
Spese di ottenimento visto,
80 euro
Eventuali tasse aeroportuali,
di sicurezza e tasse doganali terrestri pagabili solamente in loco
Tasse aeroportuali
Bevande
Mance
Extra personali
Quota gestione pratica, include assicurazione annullamento
(vedi
condizioni e costi)
Quanto
non specificato alla voce “la quota include”
Supplementi :
Supplemento camera singola, su richiesta
Informazioni di viaggio
Itinerario

* Introduzione al viaggio
"O uomo, che importa che tu abbia caldo o freddo? È la legge del deserto
aver caldo di giorno e freddo di notte. Ma non hai che da volgere la tua
fronte al cielo per ricevere il sole e poi le stelle. E sarai contento".
Mussa Ag Amastane - poeta Tuareg
Le emozioni che si provano nel deserto vanno ben oltre alle sensazioni
meteorologiche del caldo e del freddo. Sono sensazioni di calma, di
tranquillità e di pace in netta contrapposizione coi ritmi frenetici cui
siamo abituati, con i quali conviviamo in questa nostra società “civile”. La
totale immersione in una natura incontaminata, la bellezza dei paesaggi
intorno a noi, i colori delle dune che variano dall’ocra al rosso con
riflessi che, al tramonto ed all’alba, assumono toni ed ombreggiature che
solo un pittore può esprimere sulle sue tele ed il cielo di un azzurro
intenso durante il giorno e traboccante di stelle nelle notti regalano al
visitatore, che sappia affrontare i piccoli disagi che inevitabilmente
s’incontrano, un senso di dolcezza e di serenità che fanno apprezzare
maggiormente la bellezza del nostro “vecchio” mondo. Questa considerazione
sul deserto, dove la vita sembra quasi assente, può apparire contrastante
solo al viaggiatore che lo osserva in modo superficiale infatti,
specialmente nelle zone rocciose, il deserto è ricco di vita: oltre ai pochi
mammiferi di grosse dimensioni come dromedari, gazzelle e fennec (la volpe
del deserto), sono presenti numerosissimi insetti, piccoli rettili e molti
volatili. Cosa dire poi dei rari arbusti spinosi e delle poche piante che
riescono a vivere in un ambiente tanto ostile spingendo le loro radici in
profondità per riuscire a catturare la poca acqua presente nel sottosuolo?
Il nostro viaggio si svolge nel sud dell’Algeria, in una zona dove il 90%
della popolazione è di etnia Tuareg (Targhi al singolare). Parenti prossimi
dei berberi, sono ammirati per l’eleganza dei loro abiti e del loro
portamento davvero regale, sono riusciti ad insediarsi ed a sviluppare una
straordinaria civiltà nomade in un territorio che può sembrare invivibile.
Il loro nome, probabilmente, deriva dalla parola araba targa e sta ad
indicare una regione ricca di alberi e di acqua, come erano questi territori
in epoche remote. I Tuareg sono molto fieri della loro etnia e si
considerano uomini liberi, cavalieri straordinari e profondi conoscitori del
deserto. La loro lingua è il tamashek, derivata dal berbero, ma parlano
quasi tutti correttamente anche il francese. Sono chiamati “uomini blu”
perché il loro shèsh (lunga striscia di stoffa di solito blu dietro la quale
nascondono il viso), stingendosi fa sì che il loro volto prenda una
tinteggiatura blu. Secondo la tradizione Tuareg, il shèsh serve anche per
evitare che gli spiriti maligni si introducano nel cuore attraverso il naso
e la bocca. Contrariamente a quanto accade nel mondo arabo, le donne non si
coprono il volto e, in questa società apparentemente maschilista, sono loro
che tramandano la scrittura, che insegnano ai bambini e che erigono le tende
possono anche abbandonare il marito con la stessa formula che il Corano
prevede per gli uomini. Purtroppo oggi il progresso ha reso quasi inutili le
vecchie attività degli uomini Tuareg, che erano principalmente la
lavorazione della pelle per confezionare le selle ed il commercio effettuato
con lunghe carovane di dromedari che percorrevano le piste transahariane.
Nonostante questo disfacimento culturale, il popolo Tuareg non si è dato per
vinto e, con l’avvento dei pur rari visitatori, si è dedicato alle attività
legate al turismo, quali l’artigianato e la guida dei viaggiatori
nell’attraversamento del deserto. Trascorrere qualche giorno nel deserto in
compagnia dei Tuareg può rivelarsi un’esperienza stupenda ed
indimenticabile. Abilissimi ad orientarsi anche quando non ci sono punti di
riferimento e lo sguardo, rivolto all’orizzonte, non scorge che sabbia e
pietre. Questa loro profonda conoscenza del territorio infonde un senso di
sicurezza al viaggiatore che da solo non saprebbe certamente dove dirigersi.
Prima di iniziare la traversata, che si svolge sempre con tranquillità e
senza fretta, ci si procura la legna che servirà per accendere il fuoco, un
vero rito che si effettua tre volte al giorno, al mattino appena svegli per
il tè della colazione, per cucinare il pasto di mezzogiorno e della sera. Il
cibo del Targhi, nel deserto, è costituito essenzialmente dalla “galletta”,
un pane non lievitato fatto con semola di mais, acqua e sale. Acceso il
fuoco per procurarsi la brace, il Targhi impasta il tutto con una perizia
degna del miglior pizzaiolo napoletano ottenuta la consistenza voluta, la
galletta viene coperta di sabbia su cui si deposita la brace. Dopo circa 30
minuti la cottura è terminata, la galletta viene estratta dalla sabbia,
pulita e ridotta in minuscoli pezzettini che sono conditi con verdure e
carne tagliata a pezzi, precedentemente fatti cuocere in umido. Dopo il
pasto non può mancare il tè che, specialmente alla sera, costituisce un vero
rito. Le foglioline di tè, a volte accompagnate da qualche foglia di menta,
sono fatte bollire tre volte per ottenere tè di concentrazione sempre
minore. Al termine di ogni bollitura si aggiunge lo zucchero che viene
rimescolato travasando, con notevole perizia, il tè da una teiera ad
un’altra, per diverse volte e tenendo le due teiere notevolmente una più in
basso dell’altra. Tutti e tre i diversi tè vanno bevuti perché ognuno ha un
suo significato: secondo la tradizione Tuareg il primo è duro come la morte,
il secondo è forte come la vita mentre il terzo è dolce come l’amore.
Il deserto non è soltanto sabbia, infatti unicamente il 20% circa del Sahara
è sabbioso. La zona dell’Hoggar, da noi attraversata nella prima settimana,
è costituita prevalentemente da un altopiano roccioso a gradinate sul quale
si innalzano dei pinnacoli isolati, resti di antiche attività vulcaniche tra
essi il più elevato è il Tahat (2918 metri). Il Tassili n’Ajjer, visitato
nella seconda settimana, è formato da un vasto altopiano terrazzato posto ai
margini del massiccio dell’Hoggar, con guglie e pinnacoli di arenaria
profondamente incisi dall’erosione. La zona del Tassili costituisce uno dei
maggiori centri dell’arte rupestre sahariana. In particolare è celebre per
le numerose ed importanti pitture parietali esplorate e rilevate in maniera
sistematica dalla metà degli anni ’50 in poi.
* Hoggar
L’ Hoggar (du tamachek Ahaggar) è una catena montuosa del Sahara algerino.
Posizionato a est di Tamanrasset, raggiunge col monte Tahat, al centro dell’Atakor,
i 2918 metri. Vero deserto di pietra, l’Hoggar è essenzialmente costituito
da rocce vulcaniche. Il clima è molto caldo in estate ma in invero non sono
rare le gelate notturne Le piogge sono limitate e sporadiche. Di fatto ha un
clima meno estremo rispetto al resto del Sahara, e per questo è rifugio per
alcune specie di animali e piante. L’Hoggar è anche il luogo ancestrale del
gruppo Touareg chiamato Kel Ahaggar.
* Charles de Foucauld
Charles de Foucauld visconte di Pontbriand, detto il marabutto bianco
(Strasburgo, 15 settembre 1858 – Tamanrasset, 1 dicembre 1916) è stato un
religioso francese della Chiesa cattolica, che lo venera come beato, ed uno
studioso della lingua e della cultura dei Tuareg.
Nacque in Alsazia, da famiglia nobile. Nel 1864 perse entrambi i genitori e
venne affidato al nonno materno. Nel 1876 entrò all'École Spéciale Militaire
de Saint-Cyr. Due anni dopo, alla morte del nonno, ricevette un'ingente
eredità che dilapidò in poco tempo. Non si dimostrò un buon studente
arrivando ultimo nelle selezioni del proprio corso, anche perché distratto
dalla relazione con una fanciulla di dubbia reputazione. Nel 1880 si
trasferì in Africa, in Algeria. Si distinse per le sue buone qualità di
soldato, ma lasciò l'esercito per dedicarsi a spedizioni geografiche in
Marocco ove studiò l'arabo e l'ebraico. Si fidanzò con una fanciulla del
luogo, ma fu costretto a lasciarla per l'ostilità dei genitori. Nel 1885,
ricevette la medaglia d'oro dalla Società Francese di Geografia per il
viaggio di esplorazione del Marocco. L'anno successivo ritornò in Francia.
Pur essendo stato battezzato, Charles non visse mai una vera e propria vita
di fede, ma tornato in patria sentì il bisogno di conoscere meglio la
religione cattolica. Iniziò, così, un cammino spirituale che, agli inizi del
1889, lo portò in Israele, a Nazaret. Rimase affascinato da quella realtà e
comprese di essere chiamato a vivere come "viveva la Santa Famiglia di
Nazaret".
Nel 1890 entrò nella trappa "Notre Dame des Neiges" in Francia, dopo sei
mesi però si ritirò in una trappa molto più povera in Siria, ad Akbes.
Redasse, in questo periodo, un primo progetto di congregazione religiosa e
chiese di essere dispensato dai voti. Nell'ottobre del 1896 venne mandato a
Roma per studiare. Nel 1897 l'abate generale dei Trappisti lo lasciò libero
di seguire la sua vocazione.
Nello stesso anno si recò a Nazaret, dove lavorò come domestico delle
monache Clarisse abitando in una capanna del loro giardino. Restò a Nazaret
tre anni e decise di divenire sacerdote. Tornato in Francia nel 1901, venne
ordinato prete a Viviers nell'Ardèche.
Nel 1901 giunse in Algeria stabilendosi nel deserto del Sahara, ai confini
con il Marocco. Iniziò una vita in conformità dello "stile di Nazaret", cioè
preghiera, silenzio, lavoro manuale, assistenza ai poveri. Definì le linee
del suo pensiero e gli statuti dei "Piccoli fratelli del Sacro Cuore",
congregazione religiosa che non riuscì a fondare.
A Beni Abbes fondò un romitorio, dove accolse i poveri della regione e
studiò, per preparare la strada ai futuri missionari, la lingua dei Tuareg.
Viaggiò nel deserto e tra le città algerine e, a Tamanrasset, fondò un
eremo. Si impegnò nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei
predoni.
Si recò tre volte in Francia, tra il 1909 ed il 1913, nell'intento di
fondare l' "Unione dei fratelli e delle sorelle del Sacro Cuore",
associazione di laici per l'evangelizzazione dei popoli.
Nel 1916 costruì, intorno all'eremo di Tamanrasset, un fortino per
proteggere la popolazione dai predoni. Nello stesso anno, proprio durante un
loro assalto, perse la vita.
* Tassili n’Ajjer
Il Tassili n'Ajjer, che in berbero significa "Altopiano (Tassili) dei tuareg
Kel Ajjer", è un massiccio montuoso del deserto del Sahara, situato nel sud
est dell'Algeria presso il confine con la Libia (Ghat). Esso si estende per
circa 500 chilometri in direzione nord-ovest sud-est, ed il suo punto più
elevato è costituito dal monte Afao, alto 2.158 metri. La città più vicina è
Djanet, circa 10 chilometri a sud ovest del massiccio.
Gran parte della catena montuosa, compresi i cipressi e i siti archeologici,
è protetta all'interno di un Parco nazionale, oltre che come Riserva della
biosfera e sito inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
La catena montuosa è composta in gran parte di arenaria. L'erosione
dell'area ha fatto sì che si formassero circa 300 archi di roccia, oltre a
numerose altre formazioni rocciose.
A causa dell'altitudine e delle proprietà dell'arenaria, la vegetazione è
molto ricca, al contrario di ciò che succede nel deserto circostante. Essa
comprende, nella metà orientale e più alta della catena, una vastissima
varietà di flora, tra cui spiccano le specie endemiche e rarissime del
cipresso del Sahara e del mirto sahariano.
L'ecologia del Tassili n'Ajjer appartiene all'ecoregione del Sahara
occidentale. In questa regione millenni fa scorrevano numerosi fiumi, a
testimonianza di un'epoca in cui il clima era molto diverso da quello
attuale.
Il Tassili n'Ajjer è noto anche per l'arte rupestre di epoca preistorica e
per altri antichi siti archeologici di epoca neolitica, quando in questa
regione il clima era più umido e al posto del deserto vi era la savana.
* Garamanti
I Garamanti (in latino e greco Garamantes), erano una popolazione di lingua
berbera che abitava nel Sahara. Fondarono un regno nella regione del Fezzan
(nell'attuale Libia) e costituirono una potenza regionale nel Sahara
all'incirca tra il 500 a.C. e il 500 d.C.
Non si dispone di molte informazioni relative ai Garamanti. Lo stesso nome
con cui essi si designavano ci è giunto attraverso la forma grecizzata
Garamantes, adottata in seguito anche dai Romani. Si tratta probabilmente di
un nome derivato da quello di Garama, la loro capitale, citata da Plinio il
vecchio e da Tolomeo , e corrispondente all'attuale Germa (circa 150 km ad
ovest della città di Sebha). La maggior parte delle nostre conoscenze
proviene da fonti greche e latine, nonché da recenti scavi archeologici
nella regione, anche se vaste zone ricche di ruderi rimangono ancora da
scavare. Un'altra importante fonte di informazione sono le numerose
iscrizioni rupestri, molte delle quali dipinte prima dell'ascesa del loro
regno. Negli anni Sessanta e Settanta, gli archeologi scavarono parte della
capitale dei Garamanti (Garama, l'attuale Germa) e di quella che
probabilmente era stata la loro capitale in precedenza, Zinchecra, situata
su di uno sperone roccioso a poca distanza da essa. Allo stato attuale delle
ricerche sembra che i Garamanti avessero otto città principali, di cui solo
tre sono state studiate (a tutto il 2004). Inoltre, avevano numerosi altri
insediamenti. La popolazione di Garama doveva essere di circa 4.000 persone,
mentre altre 6.000 circa vivevano nei suoi pressi, in un raggio di 5
chilometri.
I Garamanti erano coltivatori, artigiani e commercianti. La loro religione
era basata su modelli egizi, e alcuni dei loro morti furono sepolti in
piccole piramidi. Per scrivere usavano l'alfabeto libico-berbero. La
scoperta, ad opera del professor Fabrizio Mori, di una mummia risalente al
3500 a.C. circa a Uan Muhuggiag, fa pensare che nella regione l'usanza di
mummificare i corpi fosse una tradizione estremamente antica.
L'alimentazione dei Garamanti comprendeva uva, fichi, orzo e frumento.
Commerciavano frumento, sale e schiavi, e in cambio importavano vino ed olio
d'oliva, lampade a olio e stoviglie di fabbricazione romana. Secondo
Strabone e Plinio il Vecchio, i Garamantes estraevano amazonite nei monti
del Tibesti. I resti fin qui ritrovati comprendono numerose tombe,
fortificazioni e cimiteri. I Garamanti costruirono una rete di gallerie e
condotte sotterranee per portare in superficie le acque fossili che si
trovano sotto lo strato di calcare nel sottosuolo del deserto. Essa venne
costruita intorno al 200 a.C. e fin verso il 200. Questo sistema di gallerie
sotterranee è oggi conosciuto col nome arabo di foggara (diversi altri nomi
sono usati dai berberi odierni, in particolare: éfeli in tuareg, e targa in
altre regioni. Significativamente oggi in tuareg Targa è il nome della
regione del Fezzan). Questo sistema di irrigazione permetteva
all'agricoltura di prosperare, ma esigeva, per la sua manutenzione,
l'utilizzo di manodopera, per la quale si ricorreva agli schiavi.
Probabilmente i Garamanti esistevano già, come popolazione tribale del
Fezzan, intorno al 1000 a.C.. Compaiono per la prima volta in fonti scritte
nel V secolo a.C., nell'opera di Erodoto, secondo il quale essi erano un
popolo numeroso che allevava bestiame e dava la caccia, stando su quadrighe,
agli "Etiopi Trogloditi" ("abitanti delle grotte") che vivevano nel deserto.
Raffigurazioni di epoca romana li rappresentano con segni di scarificazioni
rituali e tatuaggi. Tacito riporta che essi prestarono aiuti al ribelle
Tacfarinas e fecero razzie negli insediamenti romani sulla costa.
I Romani mantennero fitti contatti commerciali con i Garamanli . Gli
archeologi hanno perfino trovato a Garama un bagno romano. Tolomeo riporta
che nell'85 un commerciante di nome Iulius Maternus, partito da Leptis
Magna, avrebbe raggiunto il paese di Garama dove si sarebbe unito ad una
spedizione del re dei Garamanti che si recava a combattere gli "Etiopi" ed
avrebbe raggiunto, dopo 4 mesi, "la regione di Agysimba popolata dai
rinoceronti, e dove vivono gli Etiopi" (probabilmente i confini dell'odierna
Nigeria). Comunque sia, nonostante i rapporti commerciali, i Romani non
consideravano i Garamanti pienamente civilizzati.
I Garamanti rappresentarono una continua minaccia per i possedimenti romani,
e non si sottomisero mai alla potenza di Roma, a differenza degli abitanti
della fascia costiera della Libia. Curiosamente, però, di essi Erodoto
afferma "non possiedono armi da guerra né sanno come difendersi".
Nel I secolo a.C., i Garamanti effettuavano scorrerie in Nordafrica e si
scontravano con le forze di Roma. Secondo Plinio il Vecchio, a un certo
punto i Romani ne ebbero abbastanza delle scorrerie dei Garamanti e nel 19
a.C. Lucio Cornelio Balbo li sconfisse e festeggiò la vittoria con un
trionfo nel quale erano enumerate le città, le tribù e le località
geografiche da lui sottomesse.
Dopo una spedizione punitiva dei Romani nel 70, i Garamanti vennero
costretti ad avere rapporti ufficiali con Roma, ed è possibile che siano
divenuti "clienti" di Roma.
Intorno al 150 il regno dei Garamanti (nell'attuale Fezzan, lungo il Wadi
l-Ajal), si estendeva per circa 180,000 chilometri quadrati. La sua durata
continuò grosso modo fino alla conquista islamica nel VII secolo.
Sembra che il declino della cultura dei Garamanti si riallacci ad un
inasprimento delle condizioni climatiche. Quello che oggi è deserto 1500
anni fa era terra agricola di discreta qualità. Dal momento che le riserve
di acque fossili non si rinnovano rapidamente, nei sei secoli di durata del
regno garamante la falda andò progressivamente abbassandosi. Il regno
decadde e si frammentò. Il suo posto venne assunto dal suo concorrente,
l'impero del Ghana nel Sudan occidentale.
Documenti bizantini affermano che il re dei Garamanti firmò un trattato di
pace con Bisanzio nel 569 ed accettò il cristianesimo. In seguito, dei
documenti musulmani affermano che nel 668 il re dei Garamanti venne
imprigionato e trascinato via in catene. Alla fine tutta la regione venne
assorbita nell'area di influenza islamica.

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