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MAROCCO Marrakech Eterna come le nevi delle cime più alte, imponente come le montagne dell’Atlante, radicata nella storia come le palme della sua terra, Marrakech è il tocco finale ad un quadro di bellezza immutabile. I più grandi Re se la sono contesa, nobili dinastie vi si sono avvicendate, saggi, artigiani, architetti, pittori, scultori di ogni epoca vi hanno costruito palazzi principeschi, moschee, giardini, medersa… Marrakech: la città imperiale che da sempre da il suo nome al Marocco. Berberi e Arabi vi si riuniscono, nomadi e popolazioni montane vi convergono, l’artigianato fiorisce, è il paradiso dei mercanti. E poi palazzi, alberghi, ristoranti, golf, casinò: Marrakech capitale del Sud Marocco.
Più tardi i saltimbanchi cedono il posto ai tavernieri. Le lampade si accendono una dopo l’altra. È il momento, nella notte stellata, che la luna sceglie per seguire la sua vocazione: essere la milleunesima lanterna della piazza Jemaa el Fna. Marrakech si sveglia, come tutte le mattine da 800 anni, con le stesse inflessioni cantilenanti, il richiamo del muezzin echeggia dall’alto dei 70 metri della Koutoubia, il faro spirituale di Marrakech. La folla si accalca verso la Moschea Ben Youssef, addossata alla mèdersa, uno dei più straordinari monumenti di Marrakech, gigantesca e superba scuola coranica fondata dal Sultano merinide Abou el-Hassan (1331-1349). Il sole illumina Marrakech. I suoi raggi rischiarano il marmo rosa delle fontane, invadono le corti acciottolate, fanno scintillare le magnifiche decorazioni, riscaldano i turchesi, i verdi, i bianchi dei mosaici, si perdono negli stucchi del Palazzo della Bahia e di Dar Si Saïd, oggi museo che racchiude la quintessenza delle arti del Marocco. Questo leggendario sole di Marrakech esalta per contrasto la fredda bellezza delle tombe saadiens. Illumina le vestigia del Palazzo El Badii e talvolta, in un miraggio superbo, il visitatore abbagliato vede risplendere le ricchezze del passato, oro, marmo, onice, scambiati un tempo con carichi di zucchero da Ahmed el Mansour (1578-1603) il più illustre sovrano saadien. Il sole tramonta su Marrakech. In un cielo fiammeggiante contro il quale si stagliano le nevi eterne dell’Atlante, il padiglione della Menara rispecchia le sue proporzioni perfette nelle acque immobili del lago. Fuori dal tempo. Al Souk del rame dove con un’espressione grave e concentrata ed un’abilità atavica, gli orafi martellano il metallo. O forse al Souk Laghzal riservato alla lana. A el Btana, quello delle pelli di montone. Oppure al Souk Zarbia, all’asta dei tappeti e dei caftani… Decisamente un’altra dimensione. Dove il profumo di zafferano, cumino, pepe nero, zenzero, verbena, chiodi di garofano, fiori d’arancio incantano le narici. Dove si ammucchiano sacchi di mandorle, noccioline, fave, cesti di datteri, tonnellate di olive mentre sui banchi degli speziali stanno allineati vasi di hennè, ghassoul, fiale di estratto di rose, gelsomino, menta, khol, pezzi d’ambra, muschio… E’ il souk di Marrakech. Oltre i bastioni ocra, il ritmo cambia come cambiano i colori. Brusio di vento le foglie, cinguettio di uccelli, profumo inebriante di gelsomino e caprifoglio, fragranza intensa dei celebri rosai di Marrakech dove la natura è un rifugio di pace, bellezza e raccoglimento, grata all’uomo che la disseta dal 1106 grazie ad un sistema ingegnoso di canalizzazioni, pozzi e sfruttamento delle sorgenti: 13.000 ettari di verde, 180.000 palme, un golf prestigioso, questa è la celebre “Palmeraie de Marrakech”. Più in là, dietro il Palazzo Reale, si stendono i frutteti dell’Adgal dove si tengono feste sontuose. Con l’avvicendarsi delle stagioni, gli alberi si coprono di frutti, belli e squisiti, aranci, fichi, melograni, olive… Vicino a Bab Doukkala, ecco il giardino Majorelle dove frusciano bambou giganti, yucca, papiri, palme, banani, cipressi, filodendri, boungaville, cactus incredibili i cui colori naturali sfidano pittoricamente la facciata blu secco della villa Majorelle.
Deviare a destra verso l’Oukaimeden (2600 m)… la celebre stazione di sport invernali a soli 74 km. da Marrakech! O ammirare Setti Fatma e i suoi noci secolari… tuffarsi nelle acque rigeneranti delle sue sette cascate. O spingersi fino a Annameure, villaggio della tribù di Aït Oucheg per noleggiare dei muli e salire fino a Djebel Yagour, una tappa fondamentale della preistoria del Marocco che si fregia dei suoi 2000 graffiti rupestri. Pieno sud, nuovi scenari. A 47 km. da Marrakech, sulla strada di Taroudannt, nel tipico villaggio berbero d’Asni, il giorno dei baratti è il sabato, giorno mitico del Souk. Verso Ouirgane, il paesaggio evoca i canyon americani. Gole vertiginose conducono a Imlil, un’incantevole villaggio di montagna. Da qui partono le escursioni per il Parco Nazionale di Toubkal con l’ascensione alla vetta (4165 m) punto culminante di tutta l’Africa del Nord oppure, a quota 3800 m, l’altopiano di Tazaghaght, deserto di pietra così alto da dominare le nuvole. Ad est di Marrakech, le cascate di Ouzoud, dove l’acqua fa un salto di oltre 100 metri. L’ouadi Mehasseur, scavalcato dal ponte naturale d’Imi-n-Ifri, “Porta dell’abisso” nella terra dei Berberi, che precipita in cascate fra rocce enormi, per placarsi nel lago della diga di Aït-Aadel fra rosse colline spoglie. Arte
popolare, un festival speciale I
Tesori del Museo Dar Si Said Da non perdere Tangia,
le buone tradizioni I
gesti atavici dei conciatori In
calesse lungo la Palmeraie
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