TORINO

La Reggia di Venaria Reale


La Venaria Reale fa parte dello sfarzoso complesso di dimore reali noto come "Corona delitiae", proprio perché si sviluppa attorno a Torino, capitale prima del Ducato e poi Regno dei Savoia. Sorto con l’esigenza di proteggere Torino, la potenza emergente della dinastia sabauda, il sistema di fortezze principesche extraurbane testimonia la politica urbana avviata da Carlo Emanuele I a fine Cinquecento, mentre il capoluogo si preparava a diventare nucleo strategico della magnificenza dei Savoia. L’insieme residenziale diventò in breve tempo luogo di svago e ospitalità per la corte che se ne servì per fare sfoggio della propria ricchezza.

Il circuito, proclamato alla fine degli anni novanta “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco, è stato inserito in un ambizioso progetto di restauro e rinnovo, volto alla valorizzazione e alla fruizione dei beni culturali nel contesto piemontese. La Regione Piemonte e il Ministero per i beni e le attività culturali, in collaborazione con l’Unione Europea hanno investito dei fondi con l’intenzione di proporre nuove soluzioni di restauro, consone alle attuali necessità di fruizione degli spazi, sempre nel riguardo dell’autenticità del ricco patrimonio storico – culturale che la famiglia reale dei Savoia ci ha lasciato in eredità e del quale la Reggia di Venaria fa parte.

Il progetto prevede anche l’allestimento presso le sale della Reggia, di una mostra permanente, alla quale verranno aggiunte opere conservate in altre dimore sabaude, volto ad illustrare la storia e i fasti dei Savoia. L’esposizione si articola in 18 sezioni tra le quali figurano il Salone di Diana, la Galleria Grande e la chiesa di S. Umberto che ne si inseriscono nell’evento.

In occasione della riapertura della Reggia, la fortezza è stata impreziosita con testimonianze e reperti provenienti da alcuni dei più importanti musei italiani ed europei, per ribadire ai visitatori l’importanza e il prestigio di una dinastia che grazie alla sua abilità politica e militare inserì lo Stato sabaudo fra le potenze europee.

Cenni storici

La Venaria Reale nacque dunque dalla volontà di Carlo Emanuele I di edificare una sede di caccia, ideale che si concretizzò nel 1658 in un grandioso progetto affidato all’archietetto Amedeo di Castellamonte. La città deve il suo nome alla funzione principalmente attribuita alla reggia, legata all’arte venatoria da cui ne deriva il nome di Venaria. La scelta del sito fu favorita dalla vicinanza di ampie distese boscose ricche di selvaggina.

L’enorme complesso della Reggia Reale in principio comprendeva anche il giardino e l’antico borgo storico di Venaria il cui insieme prendeva la forma del cosiddetto Collare della Santissima Annunziata, uno dei più significativi simboli della dinastia sabauda. Queste sono solo alcune delle caratteristiche che fanno ancora oggi della Reggia, una delle maggiori residenze sabaude, riconosciuta a livello internazionale, tanto da ispirare gli ideatori della sfarzosa Reggia francese di Versailles.

Attorno al borgo presto si sviluppò un quartiere residenziale (l’attuale borgo storico), presso il quale presero dimora artigiani, lavoratori e cittadini intenzionati ad abitare nei dintorni della Reggia, facendo di Venaria un comune autonomo della provincia di Torino. L’impianto originale progettato dal Castellamonte a partire dal 1658 c.a prevedeva la realizzazione dei saloni per le feste, gli appartamenti privati, i giardini e il parco, grotte e statue, oltre all’inserimento del Salone di Diana, un nucleo centrale all’interno di due corti.

Parzialmente distrutta durante l’assedio francese del 1693, la reggia venne riedificata e trasformata in sontuosa dimora, registrando cambiamenti di stile e gusto dei diversi architetti di corte che si susseguirono nel corso del Settecento del calibro di Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri. Per merito del Garove vennero edificate le scuderie, i cortili, il Parco dei Cervi, la Cappella di S. Rocco di fronte al Borgo.

Alla maestria architettonica del messinese Filippo Juvarra, si deve a partire dal 1716 la realizzazione della spettacolare Galleria di Diana, il giardino viene aggiornato secondo il gusto europeo e vi viene inserita la Palazzina di Caccia della Mandria, e per concludere, la Cappella di S. Umberto, un edificio a croce greca scandito da una successione di finestre e incastonato tra i palazzi, tanto da non rendere possibile l’innesto della cupola, abilmente affrescata a trompe – l’oeil all’interno.

Alla morte di Juvarra i lavori passarono sotto la direzione di Benedetto Alfieri che realizzò le opere di completamento della reggia. Gli interni sono ricchi di stucchi, opere pittoriche e decorazioni che riecheggiano il tema dell’arte della caccia reale. Nel corso del Settecento la Reggia perse la sua funzione di sede di caccia in favore di Stupinigi più conforme ai gusti europei e assunse il ruolo di caserma per la cavalleria reale, mutando inevitabilmente anche l’aspetto della città stessa, ancora oggi connotata da un’impronta militare.

L’uso inappropriato delle strutture e dei fabbricati portò ad un progressivo degrado e al conseguente abbandono della reggia, negli ultimi anni del 1900 il complesso passò sotto la Sovrintendenza per i beni e le attività culturali che si è impegnata nel restaurare e garantire la salvaguardia di questa importante testimonianza storica.

 









 


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