TORINO

La Reggia di Venaria Reale


La Stampa 05 novembre '07 (14:34)

Effetto Reggia
Aumenta il valore degli immobili in centro, incassi inattesi per negozi, ristoranti e bar
di Beppe Minello

VENARIA (TORINO)
Aspettavano frotte di turisti, ne sono arrivati vagoni. Il negozietto di gastronomia che faticava a chiudere i conti in attivo, ora smercia panini come un Mc Donald’s. I bar hanno piazzato dehors che moltiplicano gli spazi. Il ristorante «Plateau Royal», tra gli ultimi arrivati e che ha avuto l’intuizione di affiancare il self-service al servizio al tavolo, è preso d’assalto. Persino l’edicola di piazza Annunziata che vende frutta e verdura, fa fuori mele e pere a cassettate.

L’invidia, accompagnata però dalla consapevolezza che ‘sto bendidio in qualche modo si riverbererà su tutto il centro storico di Venaria, fa capolino nelle parole del residente: «Vede quel locale lì all’angolo? Ha ordinato mille panini, li paga 0,50 euro e li venderà a 2 euro e mezzo... faccia un po’ il conto di quanto guadagna in un giorno». E tutti, ma proprio tutti, accarezzano con lo sguardo la propria casa, spesso fatiscente se non proprio cadente, immaginando di incassare o anche solo di sedere sopra una montagna di euro per quei pochi metri quadrati vista Reggia.

La realtà del mercato parla di 1400-1500 euro il metro quadrato ancora da ristrutturare, 2000 se già ristrutturato (2700-3000 sono i valori di Venaria per il nuovo, ma fuori dal centro storico). Eppure, se qualcuno accogliesse l’invito del cartello «vendesi» a metà della via che taglia in due il centro venariese e dedicata al partigiano Andrea Mensa fucilato nel ‘45 con quattro compagni, si sentirebbe chiedere 370 mila euro per un alloggio non completamente ristrutturato di appena 100 mq. E l’«invidioso» di prima afferma che rifiuterebbe 400 mila euro per i suoi 140 mq «che qualche anno fa mi avrebbero fruttato appena 210 mila euro».

Eccola l’altra faccia del successo di Venaria. Da un lato migliaia di persone in coda per ammirare la Versailles italiana, dall’altro una città - o meglio il suo cuore antico - che ha sognato e ora vede l’Eldorado. Se le torme di turisti rimarranno tali, anche dopo la via crucis delle ore di attesa, i parcheggi inesistenti, i panini trangugiati in piedi, la pipì trattenuta fino allo spasimo chè le toilette sono scarse, non dipenderà dai venariesi «se non per quei servizi, vigili in testa - dice il sindaco Nicola Pollari - che devo mandare in strada anche se nessuno mi dà un euro o mi permette, come ho chiesto al Prefetto, di derogare dal blocco delle assunzioni. Non mi lamento. Però...».

Chi invece non avrà scusanti se si lascerà sfuggire questa occasione di rinascita sono i venariesi. «A tutti ripeto: “fate conto sulle vostre forze”» dice Enzo Bentivegna, segretario dell’Unione edili, proprietario d’immobili con vista Reggia e profondo conoscitore del centro storico realizzato nel diciassettesimo secolo su progetto di Amedeo di Castellamonte. «Il Quadrilatero a Torino, via Piol a Rivoli: non c’è città senza un centro qualificato - dice Bentivegna - e Venaria ha la Reggia, il Borgo antico e il parco della Mandria. Non uno, ma tre motivi di attrazione. Il centro storico può fare da solo, deve impegnarsi a migliorare indipendentemente dal destino che attende la Reggia». Giusto, ma la realtà è dura. Sull’asse di via Mensa, un tempo via Maestra o Contrada Granda di un assetto urbano che vede nella piazza la riproduzione del medaglione del Collare dell’Annunziata, si affacciano, malcontate, 7-800 unità abitative. Nel centro storico vivono circa 3 mila dei 36 mila venariesi.

Molti sono pensionati, vedovi, persone che non sono in grado di affrontare pesanti spese di ristrutturazione. Sono arrivati nel centro storico quando Venaria era un dormitorio di Torino e hanno comprato casa dove costava meno. I loro alloggi, spesso fatiscenti, hanno ai loro piedi ristoranti e locali pubblici che un tempo si chiamavano «Tre cannoni» o si chiamano ancora «Cernaia» in onore del motore economico dell’epoca: i militari che abitavano la Reggia («E l’hanno in qualche modo protetta» ricorda Bentivegna) e venivano radunati allo squillo della tromba suonata all’angolo di via Mensa con via XX Settembre.

Oggi i nuovi locali si adeguano e si chiamano «La locanda», fioriscono I «Convitto della Venaria» o la straordinaria «Cascina di Corte», un investimento di un paio di milioni di euro fatto da uno che se ne intende come Enzo Gobetti, proprietario di altri due locali in città e che dalle vecchie ghiacciaie, con un intervento che s’è guadagnato i complimenti di Rutelli, ha ricavato dieci stanze e due suite che si affacciano sulla Reggia, una vineria e un ristorante sempre strapieno: «Ho puntato su un mercato di nicchia, per amatori - dice -. E’ mai andato a Versailles? Là non ci sono alberghi perché chi cerca un tetto lo trova a Parigi. E noi abbiamo Torino dietro l’angolo».

 

La Stampa 07 novembre '07 (15:18)

Venaria, effetto Reggia, raddoppiati gli incassi
Il sindaco e le liti: qualcuno preferiva i camion ai turisti
di Gianni Giacomino

VENARIA (TORINO)
Martedì mattina. Dopo la sbornia di turisti del weekend e un lunedì di meritato riposo, Venaria si sveglia con la sua nuova dimensione: città turistica. Perché un'indigestione da 30 mila visitatori in quattro giorni mica si smaltisce con una notte di sonno, soprattutto per baristi e ristoratori del centro.

"Beh, è stato un assalto che non avevamo preventivato" - ammette Giuseppe Fiorenza, da dieci anni dietro al bancone dello storico bar Nazionale con vetrine su via Mensa e su piazza dell'Annunziata. "E' inutile nasconderlo, sono passato da 7/800 euro di incasso, a 1600-1800 euro giornalieri quando c'è il pienone di gente. Serviamo anche 600 caffè, senza aver fatto lievitare il prezzo dagli 80 centesimi e la quarantina di coperti si esaurisce quasi subito all'ora di pranzo" - si sbottona senza nascondersi Fiorenza. Lui è uno di quelli che al decollo della Reggia ci ha sempre creduto. Adesso sta rinnovando le cucine, sogna di allargare il locale alzandolo di un piano per ricavare altri sessanta posti. "Ho già preso una ragazza in più per dare una mano - continua - l'importante è non taglieggiare i visitatori con i prezzi e tirarsi su le maniche anche se si fa fatica a sostenere invasioni da migliaia di persone".

Gianni Trevisani, della "Nuova Cernaia", fuma una sigaretta sotto i portici, avanti all'entrata della sua trattoria che domenica ha superato i 200 coperti. "Finalmente si vede la gente, eccome. Io ho già delle prenotazioni per il prossimo aprile - confida lui che, quattro anni fa ha acquistato il ristorante e l'ha ristrutturato investendo fior di quattrini -. Da prima di mezzogiorno fino alle 3 del pomeriggio è un ricambio continuo dei tavoli". Anche al martedì arrivano i clienti, gli amanti della cucina piemontese di Trevisani: "Ora comincio ad avere anche delle richieste di bottiglie di vino, dovrò aggiornare la carta".

Da piazza dell'Annunziata, percorrendo qualche minuto a piedi, si arriva davanti al bar-tabaccheria-ristorante di Laura Barbin. Nello scorso fin e settimana era quasi impossibile sedersi nel suo locale con il dehors. "Stiamo facendo gli straordinari, ma va bene così - dice la commerciante -. Siamo arrivati anche a servire 1500 consumazioni tra caffè, cappuccini, liquori e altro. Speriamo si continui così".

Sulle code da delirio e sulle transenne che hanno provocato qualche problema ai residenti di via Mensa, taglia corto il sindaco di Venaria Nicola Pollari: "Io preferisco avere di queste noie, ma forse la gente preferiva i camion sotto casa, non me lo spiego". Intanto si sta preparando il futuro anche per l'ottantina di famiglie che abitano nei vecchi palazzi della Corte Pagliere ed Esedra che dovranno essere traslocate nei nuovi immobili da realizzare nel quartiere Gallo Praile, vicino allo stadio Delle Alpi e vicino all'ex caserma dei carabinieri. "Lunedì volerò a Roma per definire la questione con il Demanio che è il proprietario degli edifici del centro storico occupati da queste famiglie - spiega Pollari -. E' un cambiamento epocale, occorre tempo e anche i venariesi devono abituarsi all'impatto con la folla". A Roma Pollari discuterà anche del vecchio ospedale di Piazza dell'Annunziata.

Con un restyling completo potrebbe trasformarsi nella nuova biglietteria della Reggia, così chi è costretto a stare in coda, in caso di maltempo, potrebbe anche ripararsi sotto i portici. Con il progetto arriveranno 700 mila euro per piani di riqualificazione del centro, case e negozi. "Anche se Venaria non ha ricevuto uno straccio di un euro che sia uno per prepararsi all'evento, invece ci risulta che Torino per le Olimpiadi invernali del 2006 abbia potuto disporre di notevoli fondi - si lamenta il sindaco -. E meno male che le città turistiche dovrebbero sempre essere in trasformazione, con quali soldi?".