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TORINO
Palazzo Reale
L’edificazione di Palazzo Reale rientra in un progetto più ambizioso voluto
da Carlo Emanuele I di Savoia che intendeva ampliare Torino e i suoi domini,
conferendo alla capitale un aspetto più austero e quindi più appropriato ad
ospitare la grande dinastia dei Savoia.
L’edificio venne realizzato nel 1646 su commissione di Cristina di Francia
moglie di Re Carlo Emanuele I. Sorse inizialmente come residenza ducale
provvisoria, ma divenne sede stabile dei duchi di Savoia, dei re di Sardegna
e del primo re d'Italia, fino al 1865 quando la capitale del Regno d’Italia
passò a Firenze prima di stabilirsi definitivamente a Roma.
Collocato in Piazza Castello nucleo urbano da cui si articolano le
principali arterie del centro storico, via Po, Via Roma, Via Garibaldi e Via
Pietro Micca, Palazzo Reale fu realizzato in stile barocco ma le successive
fasi costruttive che portano la firma di diversi grandi architetti operativi
a Torino dal Seicento all'Ottocento connotano gli interni con un’impronta
neoclassica.
Il progetto iniziale fu affidato all’architetto Ascanio Vittozzi che avviò i
lavori sui resti dell’antico palazzo vescovile.
Nel 1658 i lavori furono affidati all’architetto Carlo di Castellamonte e a
Carlo Morello ai quali si deve la realizzazione dell’ampia piazza antistante
al palazzo, piazzetta reale, oggi delimitata da una sontuosa e austera
cancellata realizzata da Pelagio Palagi che si conclude con le due imponenti statue dei
Dioscuri (1830 ca), oltre all’edificazione della facciata costituita da un
corpo centrale ampliato da due bracci laterali.
La cappella della Santa Sindone fu innalzata dall’architetto Guarino Guarini
nella seconda metà del Seicento per ospitare la reliquia sacra,
profondamente venerata dalla famiglia reale. Realizzata a completamento
della manica ovest di Palazzo Reale, la cappella racchiudeva in se l’unione
simbolica del potere temporale e spirituale, principio cardine sul quale è
strategicamente impostata l’intera città di Torino e la costellazione di
dimore suburbane dei Savoia, la Corona delitiae.
Gli interni e il piano nobile vennero allestiti e decorati successivamente
da altri grandi artisti: lo sfarzoso Scalone delle Forbici è opera
dell’architetto di corte e scenografo Filippo Juvarra (1720) che coordinò i
lavori di ornamentazione oltre a quelli di ampliamento del palazzo a seguito
della nuova funzione amministrativa assunta da Torino con il titolo regio.
Lasciata Torino per recarsi a Madrid, i lavori iniziati da Juvarra furono
affidati a Benedetto Alfieri che realizzò gli Appartamenti d’Estate e
d’Inverno, oltre alla Galleria Beaumont che con il suo nome celebra
l’abilità pittorica del grande pittore che ne affrescò gli interni con
storie e personaggi della mitologia.
Opere e progetti di quell’epoca documentano l’esistenza di una manica
laterale che collegava Palazzo Reale all’adiacente Palazzo Madama, un tempo
antica porta romana, poi castello medievale che all’epoca dei Savoia divenne
la dimora delle Madame reali. Della galleria non rimane alcuna traccia
visibile per via del suo abbattimento durante l’assedio francese.
Un grande giardino si distende alle spalle del palazzo progettato dal
celeberrimo André Le Nôtre, architetto del Re Sole, ulteriormente arricchito
da statue e fontane per opera di altri artisti e scultori. I Giardini Reali
sono aperti al pubblico così come il piano nobile che oggi ospita il museo
dell’Armeria Reale.

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