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MONGOLIA
Gengis Khan tra storia e leggenda
LA
SUA VITA
Gengis Khan, che la leggenda
indica come il diretto discendente del Grande Lupo Azzurro, mitico progenitore
della stirpe mongola, nasce nel gennaio del 1162 nella aimag Hentii, da Esugei "il
valoroso", appartenente al clan dei Borjigin, e da Ho' elun, giovane
principessa della tribù dei Merkit. Fù battezzato con il nome di Temujin,
come un capo
tartaro appena ucciso dal padre.
Appena ventisettenne, nel 1189, durante la grande assemblea
Generale delle tribù, Temujin grazie anche al sostegno degli sciamani fu
proclamato khan dei Mongoli assumendo il titolo di Gengis Khan, "Sovrano
Universale". Allora si trovò a capo di una vasta regione; lo stato
Mongolo era ancora diviso in varie tribù. Nel 1206 egli proclamò la nascita
dell'Impero Mongolo, stabilendo come capitale Karacorum. Iniziarono così le
guerre contro Russia e Cina.
Fu uno dei più grandi condottieri della storia, grazie
al suo genio strategico seppe conquistare l'impero più vasto del XII secolo. Morì il 25 agosto
1227, cadendo durante un trasferimento a cavallo a causa delle ferite
riportate, nei pressi di Yinchuan nell'odierna provincia cinese del Gansu.
Pare che i suoi resti, che non sono ancora stati rinvenuti, si trovino nelle
montagne del Khentii. La leggenda narra che chiunque si fosse trovato ad
assistere al passaggio del carro con la sua salma, avrebbe pagato con la
propria vita, accompagnando il suo imperatore nel viaggio nell'aldilà. Alla
morte del sovrano l'impero mongolo si estendeva dalla Cina fino al Mar Caspio.
LE
STRATEGIE DI GUERRA
Il più grande merito di Gengis
Khan fu quello di intuire l'importanza di tessere alleanze strategiche con le
popolazioni nomadi presenti sul territorio, circondatosi di "anda",
fratelli di sangue, con i quali instaurare un rapporto fondato sulla fedeltà
assoluta. Riuscì in tal modo ad ottenere il rispetto da parte del popolo,
gettando le basi del suo futuro potere che porteranno alla costituzione dello
stato della Mongolia.
Le tecniche e le strategie di
guerra da lui impiegate sono ancora fonte di meraviglia per gli esperti. Il
segreto dell'affermazione dei mongoli sugli eserciti stranieri stava nella
velocità e nel vigore, comparendo in luoghi distanti centinaia di chilometri
in pochi giorni. Un ruolo vincente durante le battaglie era giocato
dall'impiego del cavallo, i cavalieri mongoli sono passati alla storia per la
loro abilità in sella e nell'uso dell'arco. Durante l'assedio alle città
usava cadaveri infetti, che lanciava all'interno della mura, per diffondere il
morbo.
LA
RELIGIONE
Si sa che egli credeva
fortemente negli spiriti e negli sciamani. La grande tolleranza religiosa
dimostrata da Gengis Khan, ha dato origine a forme di sincretismo religioso in
cui il buddismo tibetano e sciamanismo si fondono armoniosamente, ispirando la
creazione di capolavori d'arte tra cui statue di bronzo, thanka, grandi tele
raffiguranti divinità buddiste, sutra, libretti sacri di preghiera.
LA
MOSTRA
Parte dei testi di questa pagina sono
ispirati dalla mostra presentata in Italia dalla Fondazione Metropolitan dal 5
febbraio al 5 maggio 2002, mostra sita a Milano in Corso Italia angolo via S.
Eufemia presso la ex
chiesa di San Paolo Converso. Grazie
al lavoro degli addetti alle scenografie, è stata ricreata un'atmosfera che
richiama quella originale e, sono esposti 170 reperti ed una gher a grandezza
naturale, provenienti dai due principali musei mongoli, il Choijlin Lama's
Temple Museum ed il National History Museum entrambi di Ulaanbaatar. Si
ringraziano i responsabili della Fondazione Metropolitan per la disponibilità dimostrataci.

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