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NEPAL
Everest Mallory and
Irvine


Everest base camp 1924 - George Leigh
Mallory e Andrew "Sandy" Irvine prima
dell'ultima ascesa
Mallory,
Hillary e l’Everest: un mistero quasi risolto da Conrad Anker
Hillary e Tenzing furono
davvero i primi alpinisti a violare la vetta del "Tetto del Mondo" nel 1953?
Oppure, davanti a loro, 29 anni prima, vi erano giunti Mallory e Irvine?
A questi e altri interrogativi ha cercato di dare risposta l’alpinista
americano Conrad Anker durante la serata del 10 febbraio 2000, organizzata
da The North Face, Ronco Alpinismo e la Sezione Uget Torino del CAI presso
il Centro Congressi della Camera di Commercio di Torino.
Un foltissimo pubblico ha
seguito con attenzione e interesse la proiezione di diapositive presentata
da Anker, grazie alla quale gli spettatori hanno potuto seguire passo a
passo le tappe della "Mallory & Irvine Research Expedition", diretta
da Eric Simonson, che nel maggio del ’99 ha ritrovato i resti di Mallory,
l’alpinista inglese scomparso l'8 giugno 1924 insieme al compagno Irvine
durante il tentativo di salita all’Everest.
George Leigh Mallory, 37 anni all’epoca dei fatti, padre di tre figli, si
era diplomato a Oxford ed era maestro di scuola. Amico di Virginia Woolf, la
celebre scrittrice, membro di uno dei più importanti circoli letterari
londinesi, era un uomo colto e raffinato. Alpinista e scalatore di prim’ordine,
costituì, già ai suoi tempi, una figura molto moderna. Aveva già preso parte
alle precedenti spedizioni del 1921 (durante la quale svolse numerose
ricognizioni volte ad individuare una via praticabile) e del 1922
(interrotta per il sopraggiungere della stagione dei monsoni e per una
valanga che causò la morte di sette Sherpa).
Andrew "Sandy" Irvine, 22
anni quando scomparve, molto forte e molto tecnico, ideò una modifica al
sistema di erogazione dell’ossigeno degli apparati in uso all'epoca, che
permise di ridurre di 2 kg il peso dell’attrezzatura. Per questa ragione
Mallory lo volle con sé durante la sfortunata spedizione del 1924, anche se
non aveva ancora maturato molta esperienza.
Conrad Anker, amico di uno dei nipoti di Mallory, ha fatto parte della
missione di ricerca – quasi una spedizione archeologica dell’alpinismo - che
aveva lo scopo di risolvere il più affascinante giallo alpinistico di tutti
i tempi: i due inglesi perirono prima o dopo aver raggiunto la vetta?
Anker è colui che ha
materialmente rinvenuto i resti di George Mallory e che ha ricostruito gli
ultimi movimenti della cordata sviluppando una plausibile teoria sulla
sequenza della tragedia.
La "Mallory & Irvine Research Expedition" ha ripercorso fedelmente le
tracce della spedizione inglese del 1924 (che, tra l’altro, individuò già
nel 1922 la via tutt’oggi più frequentata del versante settentrionale,
quella del Colle Nord) ponendo i campi negli stessi punti ove erano stati
installati 75 anni prima.
L’8 giugno 1924, Mallory e Irvine partirono dall’ultimo campo per entrare
nella leggenda. Furono avvistati per l’ultima volta da un altro membro della
spedizione (Odell) intorno alle 13.10 e non sembravano avere particolari
difficoltà. Dopo di che, scomparvero. Purtroppo, negli anni la testimonianza
di Odell si è rivelata imprecisa e (in buona fede) contraddittoria: infatti,
non è dato di stabilire con precisione presso quale passaggio - chiave
furono avvistati, il Primo o il Secondo gradino.
La questione è
fondamentale, indipendentemente dalla difficoltà tecnica del Secondo gradino
(per inciso, dopo aver fatto una prova con attrezzatura dell’epoca, Anker
ritiene estremamente improbabile che sia stato superato dai due inglesi,
dato l’equipaggiamento ed il peso e l’ingombro delle apparecchiature per
l’ossigeno). Siccome l’orologio rinvenuto sul corpo di Mallory,
presumibilmente fermatosi a seguito della caduta, segnava le 14.25, se Odell
avesse avvistato (erano le 13.10) i due alpinisti presso il Primo gradino,
essi non avrebbero avuto il tempo materiale di compiere la salita prima
dell’incidente; se, invece, l’avvistamento fosse avvenuto presso il Secondo
gradino, forse il tempo ci sarebbe stato…
Anker sostiene, mostrando
al pubblico una sua ricostruzione fotografica, che Odell, per effetto della
prospettiva dal suo punto di osservazione, vide sì i due alpinisti in
cresta, ma presso il Primo gradino.
Lo stato del corpo di Mallory, la sua posizione e la sua postura indicano
che la caduta è avvenuta da un punto compreso fra il Primo ed il Secondo
gradino, prima della cosiddetta "fascia gialla", e neppure da tanto in alto:
salvo una frattura al piede destro, Mallory non presentava lesioni
significative, per cui è lecito ritenere che la morte non sia sopraggiunta
per evento traumatico. Secondo Anker, il punto di ritrovamento - anche
considerando i naturali movimenti degli strati nevosi - indica che la caduta
è avvenuta durante la salita e, quindi, prima d’aver raggiunto la cima.
Mallory era ancora legato e quanto resta della corda, circa 10 m, presenta
uno strappo: segno evidente che i due alpinisti sono caduti insieme e che
non si erano separati, come ipotizzato nel corso degli anni.
Mallory, per espresso
volere della famiglia, è stato tumulato sul posto, sulla montagna che voleva
scalare semplicemente "perché è là", come una volta rispose ad un
giornalista durante un giro di conferenze negli Stati Uniti. Durante la
cerimonia è stato letto il Salmo 103, che Anker ha riproposto al pubblico
torinese in memoria di tutti i caduti della montagna.
In definitiva, i risultati
ottenuti dalla spedizione aggiungono molti particolari al mistero, attenuano
alcune ombre, ma non portano la luce definitiva che solo il ritrovamento
della macchina fotografica avrebbe potuto fornire. Per i cultori delle
ipotesi la materia è particolarmente fertile: l’orologio segnava davvero le
14.25 o piuttosto le 17.10? Gli occhiali da ghiacciaio ritrovati in tasca
della giacca erano una dotazione di scorta o Mallory li aveva tolti? Per la
nebbia o per il buio? Era davvero il cadavere di Irvine quello rinvenuto nel
1975 da un alpinista cinese, poi a sua volta scomparso? E se la macchina
fotografica l’avesse avuta proprio il giovane "Sandy"?
Non avendo le risposte, noi alpinisti del XXI secolo dobbiamo comunque, come
fece Anker al momento del ritrovamento sedendosi accanto al corpo, pensare a
Mallory ed Irvine "con profondo e reverenziale rispetto per quanto furono
capaci di fare, indipendentemente dall’aver raggiunto o meno per primi la
vetta dell’Everest". Il resto è leggenda ed è bello che sia così: dopo tanto
tempo, essa continua ad affascinare e alimenta il bisogno di sconosciuto che
c’è in ogni alpinista.
di Mauro Brusa, aprile 2000
Tratto dal sito del CAI di Torino
Link :
http://www.caitorino.it

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