Emirato di Bukhara

L'Emirato di Bukhara fu uno Stato islamico derivato dal Khanato di Bukhara nel 1785 e divenuto protettorato dell'Impero Russo nel 1873. Confinava a sud con l'Afghanistan e la Persia, a est col Khanato di Kokand, a ovest col Khanato di Khiva. Il 2 settembre 1920 sotto la spinta dello Yeni Bukharlylar, l'ultimo emiro Mohammed Alim Khan abdica, e l'8 ottobre l'emirato invaso dai bolscevichi del Turkestan diventa la Repubblica Sovietica Popolare di Bukhara, che sarà poi annessa dall'Urss.

Gli Emiri

1785–1800 Mir Masum Shah Murad
1800–1826 Haidar Tora
1826 Hussain
1826 Omar
1826–1860 Nasrullah Khan
1860–1885 Muzaffar ad-Din
1885–1910 Abd al-Ahad
1910–1920 Mohammed Alim Khan


Mohammed Alim Khan

Mohammed Alim Khan (1880 – Kabul, 1944) è stato l'ultimo emiro della dinastia Manghit, l'ultima dell'emirato di Bukhara nell'Asia Centrale. Anche se il Bukhara era, dal 1873, un protettorato dell'Impero Russo, l'Emiro presiedeva alle relazioni internazionali del suo emirato come monarca assoluto e regnò dal 3 gennaio 1911 al 30 agosto 1920. Mohammed Alim Khan era un discendente di Genghis Khan, l'ultimo a regnare come sovrano di una nazione. A tredici anni fu mandato per tre anni dal padre Abdulahad Khan a studiare governo e moderne tecniche militari nella città di San Pietroburgo. Nel 1896, dopo aver ricevuto conferma formale come principe ereditario del Bukhara dal governo russo, tornò in patria. Dopo aver assistito suo padre nell'amministrazione fu nominato governatore della regione del Nasef, carica che ricoprì per i successivi dodici anni. Fu poi trasferito nella provincia settentrionale di Karminah, dove governò per altri due anni. Nel 1910 il padre morì e Mohammed Alim Khan gli succedette. Il governo di Alim Khan cominciò con una promessa: inizialmente dichiarò che non si sarebbe aspettato e non avrebbe più accettato alcun dono e vietò ai suoi ufficiali di chiedere tangenti e di imporre tasse grazie alla propria autorità. Col tempo, però, l'atteggiamento dell'emiro nei confronti di corruzione, tangenti e salari statali cambiò. Il conflitto tra tradizionalisti e riformisti finì con la vittoria dei primi e l'esilio dei secondi a Mosca o a Kazan. Si pensa che Alim Khan, inizialmente favorevole a modernizzazione e riforme, avesse successivamente capito che in caso di effettiva attuazione delle riforme non ci sarebbe stato posto per lui o per i suoi discendenti come sovrani e per tale motivo si fosse spostato su posizioni più tradizionaliste, al pari dei suoi predecessori. Uno dei più importanti scrittori Tagiki, Sadriddin Ayni, scrisse vivaci resoconti della vita sotto l'emiro. Una delle sue opere è intitolata I carnefici del Bukhara ("Jallodon-i Bukhara": Sadriddin era stato frustato per aver parlato tagico). Alim Khan è stato l'unico sovrano Manghit ad aggiungere il titolo di Califfo al suo nome. Quando l'Unione Sovietica annesse Bukhara nel 1920 e venne proclamata la Repubblica sovietica del Bukhara l'emiro fuggì in esilio in Afghanistan dove morì, a Kabul, nel 1944.


Nasrullah Khan

Nasrullah Khan fu sovrano dell'emirato di Bukhara tra il 1826 e il 1860. Rampollo della dinastia Manghit, prese il potere nel 1826 uccidendo il fratello maggiore Said e dando al governo del paese una conduzione dispotica e crudele. Mantenne alcune pratiche barbare proprie dei canati dell'Asia centrale, come la schiavitù cui erano relegati molti cittadini russi e che costituiva un motivo di forte attrito con lo zar. In quel periodo l'emirato subiva le attenzioni dell'impero russo e della Compagnia delle Indie orientali, interessata alla difesa dei possedimenti britannici in India e alla penetrazione commerciale nell'Asia centrale in antagonismo allo zar (il cosiddetto Grande Gioco). Per questi motivi, nel 1838, l'anno in cui fu deciso l'avvio della tragica prima guerra anglo-afghana, il tenente colonnello britannico Charles Stoddart fu inviato a Bukhara per rassicurare Nasrullah sulle effettive intenzioni degli inglesi, che sebbene in procinto di attaccare l'Afganistan non avevano intenzioni ostili verso l'emirato; il diplomatico aveva anche il compito di indurre l'emiro bucarese a liberare gli schiavi russi colà tenuti prigionieri e quindi a eliminare un possibile pretesto del governo russo per attaccare Nasrullah. Appena giunto a Bukhara, però, Stoddart fu fatto prigioniero con l'accusa di aver mancato di rispetto all'emiro per averlo salutato senza smontare da cavallo, secondo l'uso militare inglese. Per tre anni l'ufficiale britannico sarebbe vissuto in una cella sotterranea in condizioni terribili: la prigione, significativamente definita dai locali "il buco nero" (Siah Cha), consisteva in una fossa profonda sei metri, infestata dai parassiti e accessibile solo facendo uso di una fune; è però contestato che Stoddart sia stato effettivamente relegato nel "buco nero", avendo egli stesso scritto nel marzo 1839 di essere stato trattenuto nello Zindan cioè nella prigione comune. In un'occasione Stoddart sarebbe stato raggiunto dal boia che gli avrebbe intimato di abbracciare la religione musulmana, pena la morte, così costringendolo all'abiura. Peraltro, anche la notizia dell'abiura è messa in discussione sul rilievo che, stando ad una lettera inviata alla moglie dallo stesso protagonista, sarebbe accaduto solo che Stoddart fosse liberato dalla prigione sull'impegno di "servire l'emiro" e che questo servizio non comprendesse necessariamente l'abiura ed anzi nulla lo lascerebbe intendere. Nell'autunno 1841 l'ufficiale britannico Arthur Conolly, altro grande protagonista del Grande Gioco, decise di fare visita a Nasrullah per ottenere la liberazione di Stoddart. Dapprima Nasrullah ricevette Conolly in modo cordiale e accettò di alleviare le condizioni di detenzione di Stoddart, consentendogli di risiedere con lui presso una dimora privata, l'abitazione di Abdul Samut. Quando però apprese della rivolta afgana e della successiva disfatta britannica in Afganistan, l'emiro non esitò a privare della libertà anche Conolly. Nel giugno 1842 i due prigionieri furono condannati a morte con l'accusa di spionaggio. L'esecuzione dei condannati, costretti a scavarsi la fossa con le loro mani, ebbe luogo di fronte alla cittadella bucarese (Ark) al cospetto di una folla silenziosa. Il primo a cadere sotto la scure del boia fu proprio Stoddart: al momento dell'esecuzione ebbe la presenza di spirito di denunciare la tirannide dell'emiro; secondo un'altra versione, in punto di morte avrebbe invece rivendicato la propria fede cristiana. Fu poi il turno di Conolly che tuttavia ricevette da Nasrullah l'offerta di avere salva la vita se si fosse fatto musulmano come Stoddart: rifiutò, rilevando che la conversione non aveva salvato la vita al compagno e quindi non avrebbe potuto salvare la sua, e si disse pronto a morire. Fu giustiziato pochi istanti dopo.L'anno dopo il reverendo Joseph Wolf si avventurò nell'emirato per conoscere la sorte dei due sventurati connazionali, scampando egli stesso all'ostilità dell'emiro in modo fortuito, visto che gli si sarebbe presentato con un abbigliamento che ne avrebbe provocato l'ilarità. Poco dopo la morte di Nasrullah, avvenuta nel 1860, l'emirato perse la propria indipendenza, diventando protettorato russo (1868).

 

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